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LA TRAGEDIA DEL FOPPA

 

I Finanzieri del “Foppa” nel 100° anno della loro tragedia.

Ricorre venerdì 2 marzo 2018 il 100° anniversario della tragedia del distaccamento di confine della Guardia di Finanza ubicato in località “Foppa” del comune di Dosso del Liro (CO), dove perirono cinque finanzieri e due porta viveri, a causa di una grossa slavina abbattutasi sulla caserma.

Nel vocabolario milanese-italiano di Francesco Cherubini del 1839, è riportato il significato della parola “Foppa”, indicato in buca, fossa, sepoltura.

Nulla di più profetico per il distaccamento “Foppa” della Regia Guardia di Finanza, ubicato sul confine svizzero, compreso nel territorio del piccolo comune di Dosso de Liro, a poche decine di chilometri dal lacuale paese di Gravedona, posto sulla riva sinistra del lago di Como.

Da Dosso del Liro si raggiunge il “Foppa” dopo aver percorso oltre due chilometri di sentieri alquanto irti e tortuosi. Dai circa seicento metri di altezza del paese si arriva al distaccamento dei finanzieri con altitudine più che raddoppiata.

Il distaccamento è una piccola struttura muraria fatta di pietre e poca calce, adagiata su una collinetta. Si compone di due piani fuori terra e uno interrato adibito a magazzinaggio. Davanti il “Foppa” si erge il monte Cardinello di oltre 2500 metri di altezza. Alle spalle dell’immobile una piccola catena montuosa.

L’interno della caserma è suddiviso al pian terreno da un ufficio, da una cucinetta e da un locale adibito a sala pranzo e ritrovo, al piano di sopra gli alloggi per il comandante e i finanzieri.

Il Nucleo militare del “Foppa” ha dipendenza gerarchica dalla Brigata di Dosso del Liro. I mezzi tecnici di comunicazione tra i due reparti sono quasi inesistenti. Gli ordini, le notizie ecc., vengono scambiati tramite staffette o per mezzo di pattuglie della brigata che transitano nei pressi del “Foppa”.

A comandare gli uomini del distaccamento c’è il brigadiere Agostino Magro, di anni 27 di Campobello di Licata (AG). Nonostante la giovane età, il sottufficiale ha già fatto la campagna libica e trenta mesi nelle trincee del Carso. Il personale, a causa delle difficoltà operative e ambientali del territorio, viene avvicendato ogni tre, quattro mesi.

Il rifornimento dei viveri ai finanzieri del distaccamento è svolto da due persone del posto, i signori Pisolo Giuseppe e Pisolo Luigi, non parenti, quasi sessantenni, settimanalmente, ogni sabato. Con i loro muli, attrezzati da capienti gerle, portano generi di prima necessità e quant’altro necessario.

L’Italia è in piena guerra. Il comune di Dosso del Liro dista dai campi di battaglia poco più di un centinaio di chilometri. La zona di guerra più prossima è quella del Tonale.

I primi giorni del 1918 arrivano al “Foppa” quattro giovani finanzieri: Tra questi Emilio Feltrinelli ventiseienne di Gargnano (BS), anch’egli con qualche anno alle spalle trascorso in prima linea contro gli austriaci in Val di Ledro, nel trentino. Sostituiscono altrettanti colleghi che ritornano ai reparti di provenienza.

Il lavoro dei finanzieri del “Foppa” è quello di contrastare lungo il confine svizzero il passaggio di persone dedite a piccoli traffici di merce di contrabbando, in particolare, tabacco, alcool, ecc. Negli ultimi anni, per via della guerra, sono tanti i giovani che tentano di attraversare il confine verso la Svizzera, sia per sottrarsi alla chiamata alle armi, sia perché, disertori, tentano di uscire dall’Italia.

Il brigadiere Magro con i pochi uomini a disposizione, organizza i servizi di pattugliamento come può. In particolare quelli notturni. Nell’agosto dell’anno precedente, nella zona del vicino lago d’Arengo, in uno scontro con quattro disertori vengono uccisi due finanzieri.

Nelle prime ore di sabato 2 marzo 1918 è previsto il rientro di due pattuglie da un servizio notturno. Non si vede nessuno. Nella zona da tre giorni nevica incessantemente. Il comandante Magro è preoccupato e fa uscire altre due pattuglie alla ricerca di quelle non ancora rientrate. Tra i componenti di queste ultime c’è il finanziere Pietro Nicolai, ventenne di Monterubiano (AP), che, assieme al collega Giuseppe Principe di anni 21 di Arcisate (VA), saranno superstiti dalla catastrofe che stiamo per raccontare.

Nel primo pomeriggio le due pattuglie mandate in esplorazione rientrano sconsolate, poiché non sono riuscite a trovare i colleghi usciti la sera prima.

A questo punto lasciamo la parola al finanziere Pietro Nicolai che nel marzo del 1982 racconta per la prima volta in una lettera ad un collega in servizio, quei tragici momenti.

“Omissis. Ritornammo al distaccamento verso le quindici e non venne consumato neppure il pasto di mezzodì perché lusingati di soddisfare lo stomaco alla sera con abbondanza. Ci stavamo asciugando vicino alla stufa, quando una slavina di neve rasentò il fabbricato, portando scompiglio e disordine. Poco dopo arrivò la pattuglia di Dosso del Liro, compresi due civili porta viveri, e tutti ci rivolgemmo a questi pratici del luogo per avere consigli. Mi sembra di udire la loro risposta: ora il monte si è scaricato quindi il pericolo di valanghe non esiste più. Queste parole ci rasserenarono. Purtroppo non fu così. C’era il finanziere Giuseppe Principe che era stato assegnato in cucina come aiuto e dovendo andare a prelevare del vino in cantina, mi chiese se andavo ad aiutarlo. Accettai, magari di malavoglia, perché ero molto stanco e questa accettazione fu la mia salvezza e sua. Poco dopo che eravamo giunti nel piccolo locale interrato un boato, scricchiolio di muri che crollavano, qualche lamento e poi …….il silenzio assoluto. La valanga aveva raso al suolo il fabbricato. Un finanziere  quel giorno era restato a letto in soffitta. Lo spostamento d’aria gli fece fare un volo di circa 500 metri. Nonostante tutto però ebbe il coraggio di ritornare sul posto, trovò altri tre finanzieri che lottavano tra la neve e le macerie ed ebbe la forza di raggiungere la caserma di Dosso del Liro all’una di notte e dire: “la Foppa l’ha distrutta una valanga” per poi cadere svenuto esausto. Il Comando dispose la spedizione di sciatori e la mattina presto questi, raggiunto il luogo, per nostra fortuna, si misero a scavare nella direzione ove eravamo sepolti. Ci raccontarono che avevano tolto tre metri di neve e poi, sentendo il lamento di un finanziere ancora in vita, sospesero a scavare nella nostra direzione. Per noi però fu sufficiente avere la luce e così venne aperto un foro sopra la finestra e il Principe uscì prima e fu una sorpresa per i soccorritori. Restammo sepolti 16 ore e uscimmo sani e salvi. Omissis”.

Il finanzieri Nicolai chiude la sua missiva dicendo di avere incontrato successivamente il suo salvatore collega Principe e che questi è deceduto nel 1964.

Aggiunge, infine, di avere inviato al parroco di Dosso del Liro 500 mila lire affinchè tutti gli anni, nella ricorrenza dell’anniversario, venisse celebrata una S. Messa a suffragio delle vittime del “Foppa”.

Il finanziere Giuseppe Nicolai è deceduto all’età di 90 anni e riposa in pace nel suo paese natale.

La slavina assassina del 2 marzo 1918 si è presa le giovani vita del brigadiere Agostino Magro, delle guardie Enrico Bonaconsa, di anni 34 di Verona, sposato e padre di 4 figli, Ugo Cacioli, di anni 34 di Arezzo, Calogero Falsone, di anni 19 di La Spezia, Emilio Feltrinelli, di anni 26, di Gargnano (BS), Gelardo Mancini, di anni 22 di Cortona (AR) e dei due porta viveri Giuseppe e Luigi Pisolo. Tutti sepolti a suo tempo nei paesi di origine.

Dopo la tragedia il distaccamento del “Foppa” non è stato più ripristinato. Del fabbricato rimangono è tuttora in piedi parte dei muri  perimetrali. Sul posto, nel 1919 la Guardia di Finanza ha eretto un cippo a memoria dei finanzieri e dei porta viveri. Purtroppo il tempo ha cancellato le scritte originariamente impresse. Per questo, la Sezione dei Finanzieri in congedo di Gravedona (CO) nel 2004 ha provveduto a ripristinare un nuovo cippo con incisi i nomi dei colleghi periti nella tragedia del “Foppa”.

Da tempo, sempre a cura degli stessi finanzieri in congedo, viene ricordato sul posto l’anniversario della tragedia. Quest’anno ricorrendone il centenario, il presidente del sodalizio delle Fiamme Gialle di Gravedona, luogotenente Vito Tartaro, si è fatto carico di scrivere a tutti i Sindaci dei comuni di origine delle vittime per interpellare eventuali eredi affinché presenzino alla cerimonia commemorativa. Hanno quasi tutti accettato e saranno presenti nella giornata del ricordo dei loro cari.

Mario Cavarretta

73° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL NOSTRO CAPPELLANO MILITARE TENENTE GIUSEPPE GABANA, MOMC

 

Ricorrendone il 73° anniversario dell’assassinio, il 3 marzo è stato ricordato il martirio del cappellano militare della Gdf tenente Giuseppe Gabana (classe 1904), decorato alla memoria con Medaglia d’Oro al Merito Civile, con celebrazione della S. Messa da parte dell’arciprete del Duomo di Desenzano.

Presenti il comandante provinciale colonnello t.ST Giuseppe Arbore e il comandante della tenenza alla sede tenente Giuseppe Santucci, organizzatore della manifestazione.

Invitati, sono interventi le due nipoti, parenti e concittadini di don Giuseppe Gabana. Presenti altresì le Autorità Civili e Militari del circondario e rappresentanti delle Associazioni d’Arme della zona.

A margine del rito religioso, il Col. Arbore ha ricordato la vita del sacerdote con le stellette, inizialmente con i militari dell’esercito e, dal 1942, transitato nella GdF, a fianco dei finanzieri.

Dopo la cerimonia religiosa si è formato un corteo che ha percorso il centro cittadino fino alla caserma della GdF dove una nipote di don Gabana e il col. Arbore hanno deposto una corona d’alloro ai piedi della targa posta all’ingresso della struttura militare. E’ seguito un ricco buffet per gli invitati all’interno della caserma “Don Giuseppe Gabana”.

E’ appena il caso di ricordare che la massima onorificenza civile è stata concessa al cappellano militare tenente don Giuseppe Gabana con decreto del Presidente della Repubblica in data 19 giugno 2008,  in relazione all’attività svolta dal sacerdote tra il 1941 e 1944 a salvaguardia di finanzieri e persone civili per sottrarle alle persecuzioni nazi-fasciste e alle scorrerie delle bande slavo-comuniste.

Era il 3 marzo 1944 allorquando a Trieste il prete bresciano don Giuseppe Gabana, che aveva aperto la porta allo scampanellio degli assassini, …venne assalito e ferito mortalmente dai sostenitori slavo-comunisti…, così recita la motivazione riportata nel citato decreto.

Lgt. (ca) Mario Cavarretta.

 

CHIUSURA PORTA SANTA

 

Oggi pomeriggio Mons. Alfredo Scaratti, arciprete del Duomo,  a riconoscenza per l’attività di volontariato dei servizi di vigilanza prestati, ha voluto celebrare il Giubileo delle Associazioni d’Arme bresciane, con inizio della processione dal Duomo vecchio e passaggio della Porta Santa, con successiva cerimonia religiosa all’interno del Duomo. Alla suggestiva cerimonia ha partecipato anche una folta rappresentanza della Sezione Anfi di Brescia.

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GIUBILEO VIGILANZA PORTA SANTA

Oggi domenica 16 ottobre 2016 la nostra Sezione ha svolto l’ultimo turno assegnatogli per vigilare l’ingresso della porta Santa della cattedrale di Brescia. Nel turno antimeridiano con il presidente Piras hanno partecipato i soci Lorè, Nuzzo, Scimenes, Cavellini e Oliviero.anfi6

Nel turno pomeridiano con il vpresidente Cavarretta hanno partecipato i soci Caddeo, Pirana e Salducco.

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CAMMINARE SULLE ACQUE

CAMMINARE SULLE ACQUE

Non vogliamo essere blasfemi, ma ci piace ricordare che il primato resisteva da oltre duemila anni. Infatti le Sacre Scritture dicono che Gesù Cristo camminò sulle acque del Giordano, non avendo altri mezzi a disposizione per passare da una sponda all’altra del fiume.

Questa volta l’evento è quello di vedere camminare sulle acque del lago d’Iseo (o Sebino) un milione circa di persone con l’operazione “The floating piers” (tradotto: “il pontile galleggiante”).

A voler ripetere il “miracolo” è stato l’artista bulgaro-statunitense dal nome quasi identico al Redentore : “Christo” (si legge però con la “o” alla francese, come se fosse accentata), unendo temporaneamente la terraferma dal porticciolo di Sulzano all’isola lacustre di Montisola (e all’isolotto di San Pietro e San Paolo) con passerelle di circa quattro chilometri di estensione ed una larghezza di sedici metri. Lungo tutto il percorso, in media ogni cento metri, vi sono imbarcazioni di soccorso. Il tutto assicurato e coordinato da una centrale operativa per sopperire a qualsiasi evenienza in ogni momento.

L’idea rivoluzionaria dell’artista Christo, peraltro non nuovo ad imprese del genere, si è concretizzata nella progettazione e realizzazione dell’opera in poco tempo, dopo il beneplacito entusiastico dei due sindaci competenti per territorio. La costruzione del lungo pontile è durata per svariati mesi con l’impiego di manodopera specializzata, seguita costantemente dall’artista.

L’opera è stata inaugurata il 18 giugno ed è fruibile, per ventiquattr’ore al giorno, fino al 3 luglio 2016. Si prevede un afflusso di circa un milione di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. L’accesso alla struttura è gratuito e non serve alcuna prenotazione per percorrerla. Peccato che i pontili saranno rimossi dopo i sedici giorni del loro utilizzo. Non sono previste proroghe. Tranquillizzati anche l’ambientalisti. Tutto è riciclabile.

La passerella è costata circa tredici milioni di euro, tutti a carico dell’artista. Al riguardo ha precisato che ne avrà un abbondante ritorno attraverso la vendita dei disegni, bozzetti ed altro da parte dei suoi ricchi collezionisti.

Senza addentrarci negli aspetti tecnici dell’opera, il lungo pontile, in sintesi, è costituito da 200mila cubi di polietilene ad alta densità, integrati in sistemi modulari ancorati sui fondali del lago, con la passerella coperta da un telo sintetico dal suggestivo colore giallo-oro che tende al rosso nei momenti di maggiore umidità. Per tutta la sua lunghezza il pontile può sopportare contemporaneamente undicimila persone.

L’evento, comunque, si sta rivelando un’importante opportunità economica per l’intera Valcamonica e la vicina Franciacorta. Si prevede che porterà nelle casse delle aziende turistico-alberghiere, negozi, imprese di trasporto, artigianato, ecc. qualcosa come 45 milioni di euro. Senza trascurare ovviamente la risonanza mondiale della manifestazione che avrà ricadute positive di nuovi flussi turistici per il prossimo futuro.

Intervistato dai giornali locali, Christo ha suggerito hai fruitori della sua opera di percorrerla a piedi nudi per avere la sensazione di possederla; camminare con il sole, con la pioggia, il vento, notte e giorno. «Nessuno la può comprare – ha detto -, nessuno può guadagnarci. È come la vita, se ne andrà».

Aggiungiamo infine, che nelle prime dodici ore dalla sua inaugurazione, sui pontili artificiali sono transitate 55mila persone, molte di più di quelle previste. Un buon auspicio, tempo permettendo.

Mario Cavarretta

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Perequazione Pensioni: Ricorso alla Corte dei Conti

Lettera, con allegato,  del presidente Piras diretta ai soci aderenti al ricorso, trasmessa agli interessati  via mail e per posta:

Carissimi,

qualche giorno fa, l’avv. Bacci, del ns. Centro di Assistenza Legale, ha trasmesso l’allegata circolare con la quale preannunciava il deposito del ricorso collettivo ANFI sulla perequazione.

Da detto documento si evince che: gli Uffici territoriali dell’INPS non hanno accolto le ns. rivendicazioni perequative, precisando di aver agito in forza delle disposizioni contenute nel Decreto Legge n. 65/2015, convertito nella Legge 17/07/2015, n. 109.

Esaurita, dunque, la fase amministrativa, ora si rende opportuno procedere al deposito del ricorso innanzi alla competente sede territoriale della Corte dei Conti.

Come precedentemente ipotizzato, ora si rende necessario corrispondere l’ulteriore somma di € 68,36, le cui modalità ed i termini di versamento dell’importo richiesto, in caso di adesione anche alla prosecuzione del ricorso, vi verranno dettagliatamente precisati successivamente.

Un caro saluto a tutti, S.Piras

Allegato :

A.N.F.I.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE FINANZIERI D’ITALIA

00197 ROMA – TEL. 06.8084270 FAX 06.8084280

Ai Signori  Presidenti Sezioni A.N.F.I.,

OGGETTO: ADEGUAMENTO DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO

Gentilissimo Sig. Presidente,

come da accordi intercorsi La informo che è stato approntato il ricorso giurisdizionale con cui si darà avvio alla seconda fase dell’iniziativa legale tesa alla rivendicazione del diritto alla perequazione del trattamento pensionistico nella misura integrale del 100%.

Comunico, infatti, che gli Uffici territoriali dell’INPS, sia pure nella diversità delle specifiche risposte, hanno riscontrato le nostre istanze perequative precisando, in sintesi, di aver applicato le norme vigenti in materia e, dunque, di aver perequato i trattamenti degli associati ANFI in forza del Decreto Legge n. 65/2015, conv. nella L.17 luglio 2015 n. 109.

Atteso il tenore e contenuto delle risposte dell’Ente (in questi giorni pubblicate in visione sul ns. sito Anfi, nella solita pagina dedicata alle new legali) è opportuno adesso procedere al deposito del ricorso innanzi alla competente sede territoriale della Corte dei Conti.

Pertanto, coloro che in precedenza hanno aderito alla fase amministrativa – ora da considerarsi esaurita a seguito delle risposte dell’Ente – per seguitare l’azione, con la proposizione del ricorso collettivo giurisdizionale, dovranno semplicemente versare la relativa quota, senza dunque produrre alcun altro documento.

Diversamente, coloro che hanno inviato motu proprio o tramite altri operatori l’istanza perequativa all’INPS  e vogliono adesso aderire al ricorso collettivo dell’ANFI, dovranno spedire, in aggiunta al versamento della relativa quota, copia della domanda inoltrata all’Ente di previdenza, con prova dell’avvenuto suo recapito, unitamente alla modulistica perequativa scaricabile sul nostro sito Anfi.

Ricordo nella circostanza che il compenso per il patrocinio  innanzi  alla Corte  dei  Conti  è pari ad Euro 68,36 (compreso di iva e cassa previdenza avvocati) e che l’importo in esame potrà versarsi tramite l’Iban in precedenza segnalato: Bacci Mario – Banca Fidearum – IT14 P032 9601 6010 0006 4209 389.

Altresì, contrariamente a quanto in precedenza pattuito, sono lieto di partecipare che le vedove dei soci non dovranno versare alcun compenso per aderire anche alla fase del ricorso; preciso, infatti, che le stesse verranno incluse automaticamente nelle liste dei ricorrenti, salvo che queste non manifestino diversa volontà con apposita comunicazione di rinuncia al ricorso.

Anticipo, inoltre, che nel prossimo numero di Fiamme Gialle, in distribuzione nel mese di Marzo, verrà pubblicato un articolo nel quale è stato dato risalto a due recentissime pronunce su alcuni ricorsi pilota in cui i giudici del Tribunale Ordinario e della Corte dei Conti, in accoglimento delle difese, hanno rimesso gli atti alla Corte Costituzionale ritenendo sussistente la denunciata illegittimità costituzionale del Decreto Legge n. 65/2015, conv. nella L.17 luglio 2015 n. 109, ovvero, per intenderci, la norma del Governo Renzi che ha fissato l’attuale contestato regime perequativo.

Prego, pertanto, dare massimo rilievo tra gli Associati sull’opportunità e modalità di adesione al preannunciato ricorso collettivo segnalando nel contempo, quale data utile di adesione allo stesso, il prossimo mese di Aprile, dovendosi cogliere l’occasione favorevole delle recenti pronunce.

Nella circostanza ne approfitto, altresì, per chiedere a tutti coloro che non avessero ancora ricevuto la fattura relativa al saldo della fase amministrativa di segnalarlo all’indirizzo mail mario@studiolegalebacci.com precisando la data, importo e nominativo dell’ordinante il bonifico così da consentire la regolarizzazione contabile dei versamenti, in quanto diversi pagamenti sono pervenuti privi di elementi identificativi.

Grato ancora per la fattiva collaborazione accordata, rassegno gli atti della migliore considerazione.

F.to  il  responsabile

Mario Avv Bacci